Telelavoro: Yahoo ci ripensa.
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Questa mattina ho sentito la notizia: Yahoo ci ripensa e revoca la possibilità ai suoi dipendenti di operare con il telelavoro.
A giugno devono decidere se adeguarsi alle nuove direttive o se …trovarsi qualcos’altro!
Nel mio primo articolo vi dicevo che il mio approccio al Network Marketing nacque proprio dal desiderio di trovare il modo di poter stare a casa con il telelavoro.
Quali motivazioni hanno spinto Marissa Meyer a negare il telelavoro ai suoi dipendenti?
L’amministratore delegato di Yahoo sostiene che ci sia la necessità di lavorare insieme per un miglior rendimento ed efficacia del lavoro, elementi che vengono meno quando si lavora da casa.
E’ vero che non sempre si è in grado di gestire ottimamente casa e telelavoro, specie se non si ha la possibilità di dedicare uno spazio, seppur ridotto, all’ufficio domestico. 
Bisogna effettivamente separare bene il tempo dedicato al nostro telelavoro, quello per la famiglia, quello per la casa e gli impegni vari e il tempo per noi stessi.
Quindi il telelavoro non è così positivo?
Qui in Italia il telelavoro effettivamente non è mai decollato; secondo un “esperto” del settore che conosco, le aziende non hanno ancora elaborato bene la possibilità e i benefici del lavorare da casa e di conseguenza non sono attrezzate o non ne hanno la volontà. Mi spiegava che per organizzare un’azienda per il telelavoro non ci vuole poi chissà che investimento da parte dell’azienda.
Probabilmente ci vuole una buona dose di responsabilità e un buon rapporto di fiducia: da parte del lavoratore che deve rispettare l’impegno e fare in modo di acquisire l’abilità di una buona organizzazione del tempo. Da parte dell’azienda, se concede al dipendente di lavorare da casa, senza nessuna supervisione se non a lavoro compiuto, ci deve essere la fiducia nella persona cui affida i vari progetti da sviluppare (siano solo inserimento dati o progetti più sofisticati).
Ritengo poi che alla base di ogni rapporto di lavoro, da entrambe le parti, ci deve essere l’etica; intesa come correttezza, rispetto reciproco, solidarietà. Chiarezza e sincerità in quello che ci si dice e comunica, l’onestà; il desiderio di fare il meglio che si può sempre.
In fondo se ognuno lavora al meglio si arriva inevitabilmente ad avere un rapporto WIN-WIN, beneficio per tutte le parti.
E’ solo una decisione “rapporto benefici-costi”?
Ovviamente non si sa quali siano le valutazioni che hanno portato a questa definitiva decisione; mi chiedo però, ipotizzando, se sono mancate proprio un’etica e una serietà nello svolgere il lavoro e se l’azienda, rilevando meno qualità e quantità di lavoro “prodotto” si sia chiesta se sia stata poco presente e vicina ai suoi telelavoratori e/o se li abbia relegati a meri lavoratori a cottimo…
Sarebbe bello conoscere entrambe le campane… Come diceva la mia cara nonna, bisogna mangiare pasta e fagioli insieme ad una persona, prima di affermare di conoscerla.
Nel frattempo mi piacerebbe sapere quali sono le vostre idee sul telelavoro.
Io ne resto comunque entusiasta perché oltre allo svolgere una professione aiuta a sviluppare quel lato imprenditoriale di autogestione che non è poco; oltre al risparmio del costo del trasporto, dello stress del traffico, del tempo impiegato negli spostamenti.
In più, magari, si evita la permanenza con persone poco piacevoli!
Voi che ne dite?
Il telelavoro: troppo isolamento o isola felice?
Alla prossima